NaufragiAnch'io da ragazza andai al fiume.Stringevo i sogni in pugno, avevo braccia rosa: la gonna ballava alle caviglie, i passi illanguidivanoin uno dondolio sonnolento da mare tropicale. Quando da ragazza andai al fiumenon avevo fretta. Vagheggiavo maestosi i tempi della mietitura e allora scelsi il punto mediano dell'alba e della notte,la natura già gravida della prossima estate.Ogni dente in ...
NaufragiAnch'io da ragazza andai al fiume.
Stringevo i sogni in pugno, avevo braccia rosa:
la gonna ballava alle caviglie, i passi illanguidivano
in uno dondolio sonnolento da mare tropicale.
Quando da ragazza andai al fiume
non avevo fretta. Vagheggiavo maestosi i tempi della mietitura
e allora scelsi il punto mediano dell'alba e della notte,
la natura già gravida della prossima estate.
Ogni dente intatto. Le dita ancora indenni.
e una biro e un diario per annotarci i battiti.
La corrente che trasognata andava, con sé portando il tempo:
in essa anche la mia ora avrei gettato.
Quando da ragazza andai al fiume,
la storia era tutta da scrivere: i bulbi delle dalie gonfi
il miele attendeva di colare dal favo e stupire la bocca.
I sensi esuberanti avevano però già preso a bruciare:
la fantasia come una puledra leggeva nella cipolla della luna,
pur pallida più della morte, chiarore d'amore
e mani altrui e promesse amiche
stretti tra le dita congiunte come una preghiera solenne.
Quando da ragazza andai al fiume portavo con me un malinteso
non immaginavo che l'esercito dei giorni marciasse irriguardoso
che gli affetti si separassero prima o poi. Nel frattempo, il fiume
che tutto ha rubato ha proseguito intatto, indifferente al pianto della notte.
Sulla riva del fiume scrissi col fremito delle vene
feci sprizzare il sangue sulla carta, aprii la soglia del cuore
con un temperino di madreperla, ignara che la solitudine
delle congiunzioni astrali è, in alto, lo specchio dell'esilio umano.
L'acqua scava e corrompe. Forma paratie di ghiaccio al calare della temperatura
accerchia i piedi e il fiato. D'un tratto, i muri della stanza si avvicinano,
la speranza si rannicchia. A guardare il dorso delle mani
le vene dilatate indicano che il tragitto è faticoso.
Aprendo il diario, negli ultimi anni trovo solo bianche le pagine.
Sotto le increspature s'intravede la corrente sempre più fosca e stremata.
L'acqua ha scolorito il sangue, la copertina è stropicciata.
In un'altra vita mi faccio sasso su cui l'acqua scivola.
SerenataChiavistelli, chiavistelli carini,
per una volta, vi prego, spalancatevi!
Queste mille porte di toppe tutte uguali,
stamani vi hanno fatto il nido le rondini
e le nubi si sono accovacciate
dove dovrebbe entrare la chiave.
Oh, vestali del tacere,
chiavistelli, chiavistelli graziosi,
questi buchi troppo profondi
troppo astrusi
riluttanti
oscuri da riverberare eclissi sul sole
anche oggi
io lamento il vostro silenzio
perché davanti alle toppe
di cui non si possiede la chiave
vagolano solo fumiganti fantasmi.
Ma io, dietro le mille toppe
delle vostre mille porte ostinate,
avverto ancora un sordo pulsare
quell'attesa vermiglia
che di notte martella
che i sensi brucia.
Ciò che non osai
ha in voi un rifugio
Fatemi riprendere
i baci non dati
gli amori che confusi
con promesse mendaci.
Oh, chiavistelli, chiavistelli carini
con le forcine non riesco ad aprirvi
per sciogliere i capelli
sulle correnti ascensionali.
Una volta non sapevo
che il tempo ruba e se ne parte:
per favore, su, ancora una volta spalancatevi!
***
Il più terribile dei mali, dunque, il Tempo
è anche l'amante più generoso.
In ogni ruga che scava
tra i capelli incanutiti
prima ancora che l'occhio se ne avveda
nasconde la ricompensa per il cammino percorso.
Soffia nei meandri del corpo la bava delle ore
e così, inciso nel cristallo o nel ghiaccio,
tutto ciò che accade
sale verso il cuore
con la disciplina di una pioggia d'ottobre
rannicchiandosi negli abissi degli organi.
Gli istanti trascorsi nutrono l'emoglobina
gli strazi, dal loro doloroso pertugio,
respirano con umane narici.
L'artrosi del piede cela un amore irrimediabile
che prematuro ha strappato le foglie
ma ogni anno che scorre si rintana tra le labbra
con la pertinenza di un bacio.
Un amante tanto avveduto, allora,
da restituirsi in cambio in forma di memoria
e mentre siamo nel tempo e il tempo cresce in noi
nell'anima si sparge saggia la voluttà di un dono.
biografia:
Fortuna Della Porta ha pubblicato cinque raccolte di versi:
Rosso di sera, ed. Il Calamaio -2003-
Diario di minima quiete, ed. LietoColle -2005-
Io confesso, ed. Lepisma -2006-
Mulinare di mari e di muri, ed. LietoColle, 2008.
La sonnolenza delle cose, ed LietoColle, 2010.
Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis di Giorgio Linguaglossa.
Numerosi i testi in antologie, tra le quali William Shakespeare, I sonetti, patrocinata dall'università di Berlino.
In prosa:
Scacco al re è opera teatrale per le edizioni Carta e Penna, 2006.
I racconti: Ritratti, Oèdipus edizioni, 2007 e Labirinti, e-book, kultvirtualpress, 2007.
Inoltre, articoli e saggi critici compaiono con regolarità sui maggiori periodici letterari sia cartacei sia on line.
Numerosi i riconoscimenti.
È iscritta al P.E.N. club Italia, è presidente dell'associazione nazionale Le Melegrane e vive stabilmente a Roma.
fortunadellaporta@virgilio.it