Anita Tiziana Laura Napolitano
Anita Napolitano è nata a Roma, città in cui vive e lavora. Si è laureata in Scienze umanistiche all’Università La Sapienza di Roma con una tesi di antropologia sociale dal titolo “Il rito, il teatro, lo spettacolo”. Nel 2003 ha frequentato alla Sapienza il laboratorio del Prof. e Psichiatra Ferruccio Di Cori, “Teatro spontaneo delle emozioni”. Nel 2004 ha partecipato, in ambito universitario, al laboratorio di teatro e psichiatria a cura del Prof. Michele Cavallo collaborando alla messa in scena di un classico rivisitato sul tema della follia.
Il laboratorio teatrale si è svolto principalmente dentro una struttura psichiatrica a stretto contatto con la quotidianità dei pazienti, incontrando il loro modo di essere attraverso il training teatrale condiviso. Nel 2007 debutta come attrice al Teatro Accademia Indipendente con lo spettacolo dal titolo “Casa di Bambola” di Herik Ibsen per la regia di Rosanna Malfarà nel ruolo della Sig. Linde...
Sempre nel 2007 frequenta il laboratorio di scrittura creativa a cura del Prof. Annio Stasi e della Prof.ssa Mary Tortolini (i quali propongono una ricerca didattica originale, una metodologia innovativa sul rapporto tra immagini e scrittura utile per riflettere sui processi di formazione del linguaggio) e partecipa come interprete e come autore allo spettacolo “Volti nel Tempo” messo in scena presso il Teatro Ateneo della Sapienza. Ha pubblicato due libri di poesia: “ Il Trionfo di Galatea”(Edizioni Progetto Cultura) e” Fuorvianti Parvenze” (Ed. Estro-Verso – collana Equi-libri). Ha scritto vari testi teatrali tra i quali ricordiamo :
“ Il monologo “ Beatrice Cenci - la notte prima di essere decapitata” già rappresentato nella prestigiosa cornice di Castel Sant’ Angelo dall’ attrice Valeria Zazzaretta. Ha vinto numerosi premi letterari da ultimo ricordiamo il primo premio Giacomo Leopardi
Febbre segreta
Amami per una sola notte
e sacro sarà l’ intrecciarsi delle gambe
Amami per una sola notte e una soltanto
e sacro sarà l' intrecciarsi delle mani,
accosta il tuo inguine al mio,
la mia voglia vermiglia placherà la sete.
Scorrimi dentro,
invocheremo la luna genuflessi,
l' uno avvinghiato all' altro
resteremo nell' altrove.
…
Amami una sola notte e una soltanto,
non mi importa di quello che diranno.
…
Cupido araldo della focosa passione
legherà il tuo petto al mio
e sarà il ricordo a perpetuarsi
nella memoria.
Ho indossato
la superba livrea della giovinezza,
le scarpe della festa,
spogliarmi in penombra
sul giaciglio di fogliame
tra i ciuffi di erba bagnata
e amami una notte e una soltanto
come sai fare tu,
non mi importa di quello che diranno.
Incidi con la lingua le parole,
travaglio della mente,
febbre segreta,
ammutuliscimi con i tuoi baci
inghiottiremo la saliva amara.
…
Amami per una sola notte
e una soltanto e poi dimenticami.
Fièvre secrète
Aime-moi pour une seule nuit
et l'entrelacement des jambes sera sacré.
…
Aime-moi pour une seul nuit,
une nuit seulement
et l'entrelacement des mains sera sacré,
…
approche ton aine du mien,
mon désir vermeil assouvira la soif.
Glisse en moi,
nous invoquerons, à genoux, la lune
accroché l’un à l'autre
nous resteront dans l’ailleurs.
…
Aime-moi pour une seul nuit,
une nuit seulement,
peu importe ce que les autres diront.
…
Cupidon héraut de la passion ardente
liera ta poitrine à la mienne
et sera le souvenir à se perpétuer dans la mémoire.
…
j'ai vêtu la livrée superbe de la jeunesse
et mis les souliers de la fête,
me déshabiller dans la pénombre
sur le lit de feuillage
entre les touffes d'herbe humide
Aime-moi pour une seul nuit,
une nuit seulement,
comme tu sais le faire,
peu importe ce que les autres diront.
Grave avec la langue les mots,
tourment de l'esprit,
fièvre secrète,
frappe moi de mutisme avec tes baisers
nous avalerons la salive amère.
…
Aime-moi pour une seule nuit,
une nuit seulement,
et ensuite oublie-moi.
“Letto disfatto”
Imposte dal vento sbattute,
vacilla la mente ubriaca,
riaffiora il ricordo nebbioso
di notti andaluse.
La firma del tempo
sui rami protesi,
un fiore appassito,
un disco incagliato,
la nostra canzone.
Il lampo invade la terra
e piove su i pini allineati,
ritorna il travaglio
l’ inchiostro trabocca,
stropiccio le carte
e getto la colpa.
Vacilla la mente ubriaca,
blasfema è la vita,
insegui chi insegue,
insegui chi fugge
mi appello a Testili
che gira la ruota.
E scende la notte
e Ecate guarda
sibila il vento,
riaffiora il ricordo,
singhiozza il pensiero,
e si veste di nero.
Pungente è il dolore
di un letto disfatto,
di giochi proibiti
di un amore andato,
e mai più ritornato,
di un cuore squarciato
deluso e tradito,
in un letto vissuto, amato,
e alla fine ingiallito.
Mal di vivere
E incalza il tempo e ciò che andato sfugge
sogni dalle taglienti lame al risveglio
sono trappole mortali per allodole.
Sbavano e scolorano a ritmo inarrestabile
i rossi fiorentini e i gialli fiamminghi
dell’ età della beltà.
Nelle segrete terre del cuore
dove l’ ardente fuoco della passione
brucia e poi si spegne
amplessi irti di rovi graffiano la carne,
e la carne sanguina.
E spine e spine inghirlandano l’ anima
di chi pace non si da
e stonato è il canto di uccelli millenari
che impazziti svolazzano
in un cielo
non più del colore dei lapislazzuli,
In un mondo immondo,
dove cresce solo la gramigna,
gli orizzonti calano il sipari.
“Letto 23”
Dedicata a mio padre malato terminale
Ed è lì nel verde che si erge il cipresso
dove in diagonale parlottano gli alberi
e le rondini di mezza primavera
fitte, fitte e insieme cambiano rotta
disegnando nel cielo cerchi di vita.
Ed è lì tra pareti d’ arancio
e barelle di ghiaccio , tra il soffio
che separa i vivi e i morti
che pensieroso Crono è seduto.
Ed è lì tra l’ incessante passo
del camice bianco
e i fili rossi si sangue che lascerò
decidere agli occhi
se guardare nelle pupille il nero.
Ed è lì, nel viale del dolore
al crocevia della sofferenza
dove il pensiero si inabissa
la lingua mozza spezza le parole
e l’ alfabeto diventa muto
che fletterò le mie ginocchia,
Ed è lì che lascerò decidere alle lacrime
se scendere o meno.
Sentinella a guardia del tuo gracile corpo
non aspetterò trepidante il cambio
non indosserò la livrea del dolore
ti regalerò le mie carezze e i miei sorrisi.
Pà guarda il campo verde,
è lì che la cornacchia gracchia
e il figlio suo zompetta in cerca di cibo.
Oggi il sole acceca e l’ azzurro del cielo
sbatte contro il vetro della finestra chiusa,
vieni dammi la mano,
quella tua mano livida e rugosa,
letto 23 lasciamoci alle spalle
la condanna del nero.