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Claudio Gamberoni
Nacionalidad:
Italia
E-mail:
gamberoni.claudio@libero.it
Biografia

Claudio Gamberoni 

Claudio Gamberoni - È nativo di Ferrara, città in cui è cresciuto e si è formato e che ha in seguito abbandonata per vivere in una comunità più ristretta e a contatto della natura.
Affascinato fin da giovane dalla poesia, solo in tarda età ha pubblicato alcuni suoi testi nei due libri: "io siamo", con Este Edition nel 2010, e "aggrappati stiamo", con Kolibris nel 2017 ( entrambe, le case editrici sono di Ferrara). Nella sua poesia, che possiamo definire ermetica, tratta di meditazioni interiori indotte dall'esterno, meditazioni sulla vita, sul tempo e sulla memoria, a volte religiose.

 

LUNGO QUELLA VIA

Lungo quella via ancora l'eco sorda

di un portone richiuso risuona nel mio petto

e mi scava dentro come fosse una mano

il silenzio trovando del rumore

di quella porta che, quand'ero piccolo,

chiudendo aprivo, sull'infinito

di un piccolo cortile.

 

L'UOMO DI NEVE

Il cielo quasi nero presagisce

neve, in questo meriggio d'inverno.

Dal cielo scuro il bianco cadrà

e tutto di silenzio coprirà,

anche quei campi dove si ostinano

le urla dei bimbi già intenti a fare

l'uomo di neve che un poco per volta

il tempo sfalderà

in tutto questo spazio che circonda.

 

NEL CERCHIO

Chissà dov'è finito quel trenino

dall'andare costretto nel cerchio dei binari

- con cui giocavo spesso da bambino.

Lo ricordo guardando l'orizzonte,

quel cerchio che ha racchiuso

(ora grande ora stretto)

sempre questa mia vita

e il mio viaggiare attorno al sole, lungo

l'ellisse della terra

correndo verso un domani che come

un orizzonte resta

irraggiungibile, sempre un domani.

 

QUELLA STORIA

A J. Saramago

Avevano il sapore delle stelle cadenti

quei fichi al mattino mangiati

dopo la notte passata

sotto le grandi foglie:

ricordi nonno tutti quegli “e poi?”

Il tempo muoveva il firmamento

e le tue labbra raccontavano quella storia

che non finiva mai

“e poi?” … “e poi?” … “e poi?”

Poi tutto svaniva nel sonno

in quei miei occhi chiusi fino al mattino …

e al risveglio tu più non c'eri

eri là che pascolavi le mucche

e le capre, lassù

tra quell'erbe cresciute nella notte.

Oggi la nube oscura il cielo

e gialla è l'atmosfera oltre la finestra

e io sono qui, a continuare quella storia

che le tue labbra più non mi raccontano.

 

QUEL CHE DOLORA

Quel che dolora di questo flagello,

Padre mio, non è la carne

che la frusta stacca da questo corpo

che Tu stesso hai voluto che io avessi,

né il sangue caldo che sento

lungo la schiena scorrere.

Ma queste grida di genti,

della mia sofferenza compiaciute, dolorano

e il silenzio di coloro che restano

alla sofferenza indifferenti. Padre

cosa vuoi che sia il peso di questa croce

che fin là sul monte devo trascinare:

l’alleggerisce quella cima

che s’avvicina al mio sguardo;

quella cima dove so

che tutta questa sofferenza finirà. Là,

dove nell’ultimo mio grido, liberato

da ogni attaccamento alla terrena vita,

a Te tornerò.

Ma a loro, Padre, che qui restano

a questa terra legati senza sapere dove

e quando la loro sofferenza avrà fine,

basterà questa speranza

che con questo mio sacrificio gli porto?

La capiranno loro, uomini, Padre mio?

 

 

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