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Luciano Bonvento
Nacionalidad:
Italia
E-mail:
luciano@bonv.it
Biografia

Luciano Bonvento

Luciano Bonvento nato Cantonazzo, frazione di Rovigo, dopo un girovagare per lavoro a Monza, Muggiò e Castelmassa approdo nella mia città, Rovigo, per lavorare nel locale ospedale civile con il diploma di infermiere. Sono residente a Buso, sempre una frazione del comune di Rovigo. Pensionato. Amante della poesia ( vedi curriculum )

Breve curriculum personale

Da anni  mi dedico alla poesia,

nella  quale ritrovo

me stesso e l’amore per le cose,

il calore e le immagini

della gente, le realtà della mia terra

che di giorno in giorno vivo.

Ho partecipato a vari concorsi letterari

ottenendo lusinghieri risultati

“molti  primi premi„ ( oltre 50)

segnalazioni e premi speciali,

mie poesie sono state inserite

in varie antologie e giornali specializzati.

Negli anni 80 - ho condotto un programma

Radiofonico dedicato alla poesia,

altre volte, presente come ospite in trasmissioni,

sia radiofoniche che televisive. Ho partecipato come intrattenitore a varie serate di poesia organizzate da  associazioni competenti.

Ho partecipato con esito favorevole

(3°) con solo applausi

alla trasmissione televisiva di

CANALE  5  la CORRIDA condotta da

Corrado Mantoni.( La mia esibizione è presente su You Tube o su Google  chiamando

( poeta Luciano Bonvento alla Corrida )

Sono stato per 12 anni, poeta

E corista del Gruppo Popolare Musicale

Cante e Ciàcoe di Rovigo.

Ho dato alle stampe alcune raccolte di poesie

ottenendo lusinghieri riscontri.

 

Nota personale: - “ La mia specialità è „ scrivere in dialetto, pur non trascurando l’Italiano.

 

Cuore di mamma

 

Mi chiamasti da albe sconosciute

per portarmi

nei sentieri dei giorni.

Fin dal primo vagito

il tuo sorriso fu per me:

il sole, la carezza

l’abito d’amore

il tuo sguardo, la mia strada

i tuoi occhi, il mio cielo.

Dalle tue labbra, mai sentii

pronunciar  parola

che non fosse per me

segno del tuo amore.

Le tue lacrime

nascevano dal cuore

e spine nell’anima

sentivi quando

nei miei giorni apparivano

grigi orizzonti

o le mie strade

si facevano erte od ombrose.

Il tuo cuore, un campo Ubertoso

dove cresceva un gigante fiore:

quel fiore si chiamava:

Amore, amore di mamma.

 

Quattro passi lungo l’Adige

 

Crespe sull’acqua picchiata dal vento,

corre l’Adige da riva a riva trasparente

e dentro un remare di memorie,

pescatori erranti su vecchi barconi.

Qui il tempo è rimasto l’occhio muto

di tante infanzie finite, il pensiero

delle corse scalze, degli aquiloni,

delle parole divenute orme sull’anima,

con gli argini a scrivere la storia

di soldati con le bandiere della guerra

che il rosario – pensiero del cuore -

ancora non ha cancellato.

Accovacciato sull’albero della riva

è solitario il merlo in autunno,

ombre di nebbie, di terra cruda

con l’airone nascosto negli occhi della sera,

profumo d’uva sulle aie dei mosti.

Non so se sono questi rossi tramonti

da argine ad argine a meravigliarmi,

a raccontarmi madrigali di stelle,

come quando la luna luccicava ruffiana

nei nostri occhi di ragazzi innamorati,

ma io so che i miei sogni ondeggiano

ancora prima di addormentarmi.

Con il vento nei capelli, e nelle mani

tutto il giallo e l’azzurro del giorno,

ascolto dal vecchio borbottare dell’acqua

fantasie dimenticate sulle piccole spiagge

con il verde dell’estate e delle farfalle

che ancora mi volano intorno:

intanto che muovo quattro passi

chiacchierando con i miei ricordi.

 

Contadini del passato

 

Avevano tutti i campi disegnati

dentro il silenzio degli occhi,

stagione dopo stagione,

passavano sopra il credo dell’anima

sempre dicendo: - Forse domani.

Uomini cresciuti masticando pazienza,

abituati a stringere la speranza

dentro le tasche bucate del cuore.

Ogni campo dava il suo frutto

ma nessuno poteva fermarsi per dire:

- Speriamo. Tutto era importante,

anche i ricordi venivano tenuti a credito

tutto può servire – dicevano i vecchi –

Che ci fosse il sole, o pioggia, bisognava andare.

L’ho visto io mio nonno vestito di vento

ritornare dai campi bagnato di guazza

e con la voce che si faceva sillaba di pensiero

urlare sul filo del silenzio tutti i suoi sogni.

Ogni uomo era un discorso scritto

nella storia della terra e della fatica,

con i giorni a raccontare le lacrime del cuore.

Uomini d’una volta, uomini di campagna

uomini ancora prima d’essere giovani.

Gioventù passata dentro una corsa arrabbiata,

come tizzoni a bruciare sotto la cenere,

con la voglia di fuggire via dal tempo,

da un sogno che rimaneva a penzoloni

sulle pagine lacerate d’un povero calendario

ad aspettare che il Signore mandasse giù il tetto.

 

Libero era il vento

 

Era come nascere ogni mattina

con una nuova speranza nel cuore

quel nostro andare nel sole,

disseminato lungo la strada del credo

fino a dove arrivava l’occhio per vedere.

Libero era il vento

sulle braccia aperte dei balconi,

sui gerani rossi che coloravano

profili di case basse e screpolate.

 

È inutile ora

cercare il tempo dei rimpianti

sulle pietre d’un vecchio muro,

che non ha memoria delle primavere,

strette dentro le nostre mani di bambini

o di quel credere all’amore

con le ali grandi dei sogni.

Fuggì veloce

la purezza delle corse scalze

lungo i sentieri dell’infanzia

e quel giocarsi i giorni dell’innocenza,

affascinati dalla nenia di una conta,

inventando mondi colorati

dove vivere

con l’animo a penzoloni dentro una favola.

Si sono fermati i passi verdi

dei nostri anni più belli, si sono fermati là

dove la riva della sera sbarra l’onda della vita

e i pensieri si fanno tazza d’arsura

per raccogliere un’altra goccia di tempo.

 

Appena che... 

 

La luna sorride sorniona

alla notte che culla il mio sonno.

Al primo bussare del giorno,

appena che,

impallidendo, scompare,

apro la finestra:

Il mattino

rotolando dentro la mia stanza

raccoglie tutti i miei sogni

per caricarli sul calesse del  destino.

Vorrei anch’io andarmene con loro,

ma i miei pensieri si perdono

dentro un spicchio di cielo

e d’un battere d’occhi per svegliarmi.



 

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