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Sara Rodolao
Nacionalidad:
Italia
E-mail:
rodolaosara@gmail.com
Biografia

Sara Rodolao

Dopo aver pubblicato diverse raccolte di poesie, Sara Rodolao, che vive ad Albenga, in Liguria, ha iniziato a cimentarsi e sperimentare con la prosa, pubblicando 6 romanzi e 2 raccolte di racconti.. I suoi versi, profondi e d’impatto, testimoniano il bisogno di comunicare e trasmettere al pubblico il suo vasto mondo interiore, fatto di colori, emozioni, sentimenti e amore per la sua Calabria. La poetessa ha firmato anche diversi monologhi per voce femminile destinati al teatro, affrontando i temi della Ricerca di Sé, della violenza sulle donne e il Femminicidio e ha dedicato un monologo alla grande poetessa Alda Merini. Ha fatto parte di diversi concorsi prestigiosi come Giurata e presidente di Giuria. Ha al suo attivo circa 200 premi per la Poesia e la Narrativa. Il 7 giugno 2020 riceve la nomina di Accademico di WikiPoesia e Presidente Onorario.

 

VORREI SPIEGARTI

Non condanno, credi,

la leggerezza che indossi ogni mattina,

ma stasera il tuo sarcasmo spezza le ali ai miei gabbiani,

ammulina tristezza negli anfratti della mia rada.

Per un attimo penso di aprirti un varco ai miei pensieri,

poi mi invento una scusa per rimandare l’impatto,

potrei frantumare il tuo fragile universo.

Scelgo di tacere.

Vorrei spiegarti, vorrei tanto spiegarti

dell’umiltà necessaria a crearsi una presenza

con cui dividere l’anima in sere come questa

 col pianto del cielo che batte contro i vetri,

ma tu continui a giocare a palla con i miei silenzi,

non ti accorgi della mia assenza.

L’urlo che non sgorga dalle labbra,

mi esplode nel cuore, ma il boato non ti giunge,

non vedi il filo spezzato,

né l’aquilone incastrato nei roveti,

tanto meno le gocce di cristallo che cadono furtive sul mio seno.

 E mentre tu continui a ridere del mondo,

il dolore mi cammina sul cuore,

lasciando orme profonde come Il respiro del mare.

 

QUANDO LE SERE ODORAVANO DI MANDARINI

                                  Quando le sere odoravano di mandarini,

lo scoppiettare dei ceppi nel camino

rallegrava pensieri sfiancati,

amalgamati al sudore

di giorni impastati con la fatica.

                                            Quelle sere nel controluce del lume,

mia madre rammendava calzini

l’uovo di legno nelle mani,

sua madre, tutta la vita sul viso,

gli occhi due pozzi prosciugati,

col fuso ingannava l’attesa,

il pensiero al Nuovo Mondo,

terra straniera di suo figlio.

                                           In quelle sere mettevamo il cuore

in rituali antichi come il tempo:

il profumo dei mandarini

                                           addolciva la pena per affetti lontani;

la rabbia per la mensa sempre vuota,

urlata a squarciagola,

contro un cielo ammutolito.

 

 

SIAMO FIGLIE DI QUESTA TERRA

                                     Siamo figlie di questa terra che ha accorciato le distanze,

 ma resta statica e lontana all’orizzonte;

la stessa terra dei nostri padri

e come ai nostri padri ci scorre nel cuore,

 limpida come l’acqua d’un ruscello alpino.

                                            Siamo donne massicce, temprate,

non solo alla fatica;

intrecciamo cipolle rosse e sogni

 tra il profumo dell’origano e l’attesa sui balconi:

 figli come scialli intorno al collo

e doveri come bottoni a sigillare le asole dei giorni.

                                                    Siamo rondini innamorate del ritorno

 in luoghi adorati come presepi,

dove orologi senza cifre scandiscono ore

d’un tempo sempre uguale.

                                         Siamo gitane di sentimenti passionali,

guardiane di valori scampati alla tagliola della memoria.

Siamo figlie di questa terra, a volte matrigna a volte madre,

                                               messa in croce come Cristo sul Calvario della storia.

 

 

CANZONI STONATE A LABBRA CHIUSE

Passato il tempo del viso senza sentieri,

simboli di Pace dipinti sulla faccia

e diritti urlati a squarciagola nella piazze.

Smentivamo costumi e tradizioni,

 tradizioni di famiglia e amori castigati.

 Figlie dei Fiori… gonne larghe e chioma lunga:

 deluse da chi conta e poi decide.

 Bastavano chitarre al chiar di luna:

“ Mettete Fiori nei Vostri Cannoni…”

( I cannoni continuano a tuonare)

“ C’era un ragazzo che come me amava i Beatles

 e i Rolling Stone…ra ta ra ta ra ta ta....”

 La vita è scivolata lesta sotto i ponti;

trascinando  detriti di utopie.

Ora canticchiamo canzoni stonate a labbra chiuse:

tu chiamale se vuoi emozioni…

                               mi ritorni in mente…dolce come sei…

 

 

NOI NON DORMIAMO SULLA COLLINA

Noi non dormiamo sulla collina

come le anime dello Spoon  River…

e come potremmo?

Noi, vaghiamo senza pace né giustizia,

scarpe imbrattate

del nostro stesso sangue sparso ovunque;

a futura memoria sepolcri improvvisati

su argini e fossi,

dove la pietà del viandante

ogni tanto lascia un fiore.

Noi siamo numeri riportati

sulle pagine di orride storie;

protagoniste di relazioni senza scampo.

Non pensateci a dormire sulla collina,

come le anime dello Spoon  River…

La nostra anima è rimasta impigliata,

 negli artigli delle belve.

 

 

 

 

 

QUANDO LE SERE ODORAVANO DI MANDARINI

                                  Quando le sere odoravano di mandarini,

lo scoppiettare dei ceppi nel camino

rallegrava pensieri sfiancati,

amalgamati al sudore

di giorni impastati con la fatica.

                                            Quelle sere nel controluce del lume,

mia madre rammendava calzini

l’uovo di legno nelle mani,

sua madre, tutta la vita sul viso,

gli occhi due pozzi prosciugati,

col fuso ingannava l’attesa,

il pensiero al Nuovo Mondo,

terra straniera di suo figlio.

                                           In quelle sere mettevamo il cuore

in rituali antichi come il tempo:

il profumo dei mandarini

                                           addolciva la pena per affetti lontani;

la rabbia per la mensa sempre vuota,

urlata a squarciagola,

contro un cielo ammutolito.

 

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